• Di Biase - Ronchetti
  • Di Biase - Ronchetti
  • Di Biase - Ronchetti

News

Separazione o divorzio - è legittimo non far vedere i figli all'ex coniuge?

Con la Sent. n. 15971 del 16 marzo 2016 la Corte di Cassazione (VI Sezione Penale) ha statuito che la condotta con cui un coniuge impedisce all'altro di vedere il proprio figlio, in violazione delle modalità di affido già fissate dal giudice civile nel giudizio di separazione, ove ciò avvenga per l'esigenza di salvaguardare la salute del minore, può essere scriminata a condizione che la valutazione della situazione di pericolo riguardi circostanze sopravvenute e sia fondata su dati di fatto concreti.

Con tale sentenza la Suprema Corte fissa alcune condizioni minime che devono sussistere affinché una condotta elusiva di un provvedimento del Giudice civile possa essere penalmente scusabile.

Più in dettaglio la Suprema Corte, richiamando un orientamento consolidato, ammette che il genitore, nel corretto esercizio del diritto-dovere di tutela del minore che gli appartiene, possa disapplicare il provvedimento del giudice civile andando indenne da conseguenze di carattere penale. Ciò non soltanto in presenza di una situazione di vero e proprio stato di necessità, ma anche solo purché sussista un "motivo plausibile e giustificato" a fondamento della condotta elusiva, che deve rispondere all'interesse preminente del minore che solo può legittimare un comportamento di violazione formale del provvedimento del Giudice civile.

La Corte, però, precisa che questo "motivo plausibile e giustificato", avente efficacia scriminante, possa sussistere soltanto a fronte di situazioni transitorie e sopravvenute, che non si è ancora avuto tempo di sottoporre all'attenzione del giudice civile per una eventuale modifica delle condizioni di affidamento.

Soltanto ciò che è imprevisto ed improvviso può legittimare una violazione delle condizioni fissate dal giudice civile che risulti necessaria a tutelare la salute del minore, e solo per il tempo necessario ad adire lo stesso giudice civile perché modifichi le statuizioni in relazione a quanto di nuovo si è verificato.

Inoltre, la Suprema Corte evidenzia altresì che lo stato di necessità, anche sotto il profilo dell'eccesso colposo, non possa trovare fondamento nella mera convinzione soggettiva dell'imputato di vertere in una condizione di pericolo per il proprio figlio, dovendosi necessariamente avere dei riscontri concreti ed oggettivi che possano fondare la valutazione in ordine alla sussistenza di tale stato di necessità.

Detto altrimenti, l'errore in ordine alla sussistenza di una situazione di pericolo non può assumere rilevanza sotto il profilo giuridico, determinando uno slittamento dal dolo alla colpa, se la valutazione della condizione di allarme si fonda esclusivamente sullo stato d'animo del soggetto agente, altrimenti si verterebbe in una discrezionalità priva di limiti ed idonea a giustificare pressoché ogni violazione dei provvedimenti adottati dall'Autorità Giudiziaria, in netto ed insanabile contrasto con i principi dell'ordinamento giuridico.

La pronuncia della Suprema Corte assume rilevanza in una tematica come quella dell'affidamento dei figli minori spesso oggetto di grandi conflittualità. La Corte, pur non fornendo una indicazione precisa di cosa possa rappresentare un "motivo plausibile e giustificato" che sia idoneo a scriminare la condotta elusiva del provvedimento del giudice, sottolinea chiaramente come la mancata esecuzione di detto provvedimento non possa essere rimessa alla mera discrezionalità dei singoli e debba essere conseguenza di un fatto concreto nuovo. La Corte, in sostanza, riconosce che nell'interesse preminente del minore è possibile ritenere incolpevole la disapplicazione dei provvedimenti di affidamento emessi dal giudice, ma stabilisce altresì che solo in presenza di elementi sopravvenuti e fondando il proprio convincimento su dati di fatto concreti e non su mere valutazioni soggettive ed astratte, la mancata esecuzione di un provvedimento del giudice in ordine all'affidamento di un figlio minore possa essere legittimamente giustificata.